giovedì 15 novembre 2012

il visconte dimezzato


di italo calvino 

mio zio, contrariato d’aver destato in noi tale impressione, avanzò la punta della stampella sul terreno e con un movimento a compasso si spinse verso l’entrata del castello. ma sui gradini del portone s’erano seduti a gambe incrociate i portatori della lettiga, tipacci mezzi nudi, con gli orecchini d’oro e il capo raso su cui crescevano creste o code di capelli. si rizzarono, e uno con la treccia, che sembrava il loro capo, disse: -noi aspettiamo il compenso, senor.-
-quanto?- chiese medardo, e si sarebbe detto che ridesse.
l’uomo con la treccia disse: -voi sapete qual è il prezzo per il trasporto di un uomo in lettiga…-
mio zio si sfilò una borsa dalla cintola e la gettò tintinnante ai piedi del portatore. costui la soppesò appena, ed esclamò: -ma questo è molto meno della somma pattuita, senor!-
medardo, mentre il vento gli sollevava il lembo del mantello, disse: -la metà-.

1 commento:

  1. Ammetto che a me piace più questo del Barone rampante (de gustibus, mi dirai tu). E' che sono dicotomica, amo la nettezza delle fiabe, dove, per inconsci e remoti universali intenti didascalici, tutto è nero o bianco, buono e cattivo chiaramente distinto, e non c'è alcuna zona grigia indefinita a confondere i due poli opposti. Dunque per me il visconte è una delizia. E ha un finale che sempre mi commuove, ad ogni rilettura, quel "alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane"...
    Poi arrivi a leggere il cavaliere inesistente, ed è l'apoteosi :D

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